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La carta brucia
a 451 Faherenheit, all’incirca corrispondenti a 233 gradi centigradi. Questo è
quello che i pompieri hanno scritto in testa nell’elmetto, questo è quello che
non devono mai scordare. Pompieri, categoria fondamentale, difensori della
giustizia e precisi segugi alla continua caccia di libri poiché da tempo
immemorabile il loro compito non è più quello di spegnere gli incendi, ma di
appiccarli. Alle opere letterarie. Leggere è vietato.
Guy Montag è un pompiere
come tanti altri. compie il suo lavoro con gioia e soddisfazione, forse presto
riceverà una promozione. È felicemente sposato, sua moglie, Mildred, come tutte
le altre mogli vive attaccata al teleschermo ad interagire con gli attori de “la
Grande Famiglia”, (una sit-com televisiva), e con l’auricolare che trasmette le
trasmissioni radio continuamente infilata nelle orecchie.
“Cosa fai nei
giorni liberi?” gli domanda un giorno Beatty, proprio superiore
“Non molto. falcio il
prato” risponde lui
“E se fosse proibito
anche questo?”
“lascerei crescere
l’erba”
Ecco, questo è Montag.
Sul mezzo di trasporto
che lo porta da casa a lavoro però ha notato una ragazza. E l’ha notata non
tanto per la sua bellezza (Montag non cerca avventure extra matrimoniali),
quanto perché ella ha qualcosa di diverso dalle altre.
Anche lei lo ha notato.
Parlano. Si chiama Clarisse.
Diciassette anni,
Clarisse, eppure da come parla, da come agisce sembra molto, ma molto più
vecchia della moglie. La costringono ad andare dallo psichiatra perché vogliono
sapere che cosa faccia lei che passa tanto tempo in casa da sola. “penso”
risponde lei, ma a loro la risposta non basta. Curiosa, Clarisse pone
domande strane e lo lascia quella giornata, quella del loro primo incontro
chiedendogli se ha mai aperto uno dei libri che distrugge. “sei felice?” poi
aggiunge mentre Montag meccanicamente risponde di sì.
La curiosità uccide il
gatto. Oppure sono le domande, domande che Montag non si era mai posto a
spingerlo finalmente ad afferrare uno di quei volumi e nasconderlo in casa.
All’inizio non si rende
neanche bene conto di quel che sta facendo. Si alza la notte, quando sua moglie
non lo vede, ed apre la prima pagina. David Copperfield di Charles Dickens.
“i libri rendono la gente
triste”, “i libri parlano di cose mai esistite”…cose che Montag ha sempre
sentito dire e che adesso, adesso che proprio i suoi più grandi nemici (essendo
egli pompiere) gli stanno aprendo gli occhi, rifiuta poiché sta sviluppando un
amore sempre più grande per la lettura.
“la Grande Famiglia è il
tuo mondo, questi sono il mio!” dice alla moglie dopo che una notte lo ha
scovato in flagrante. Ella ovviamente non capisce.
Il tempo passa, egli
rivede Clarisse due o tre volte, che dopo poco scompare nel nulla, gli altri si
rendono conto che di questi tempi in lui c’è decisamente qualcosa che non va. Va
ad appiccare incendi e si scorda l’elmetto, il Segugio elettrico lo attacca
sempre più spesso. Un mattino pompieri vengono chiamati a carbonizzare i libri
della signora Blake, detentrice di una piccola biblioteca clandestina. Coi suoi
libri ella decide di morire bruciata viva. Montag non si scorderà tanto
facilmente di questo gesto. Da quel giorno la sua vita cambia radicalmente.
Rendersi conto che in
realtà non ama la propria moglie, che ella non può essere sua complice perché
dei libri ha paura, che vivono in una società nella quale l’alienazione è tale
che anche la memoria dei piccoli fatti personali (come il primo incontro fra
marito e moglie) non si ricorda, che nessuno è abituato a ricordare. Rendersi
conto che la propria moglie, figlia dell’odierna società, è in realtà una
persona vuota, riempita solo di televisione e radio e così le sue amiche, alle
quali egli legge un brano struggente sulle spiagge di Dover, che le turba così
tanto che le fa piangere mentre lo accusano di essere un “uomo cattivo”.
Alienazione, bombardamento di immagini e parole e una guerra che si svolge
lontano di cui non si sa assolutamente niente.
“Solo alle altre mogli
muoiono i mariti in guerra” afferma una delle amiche di Mildred.
Montag quindi, adesso
senza Clarisse, si sente solo e nasce in lui il desiderio di capire quello che
legge, perciò la prima persona che gli viene in mente è Faber, un uomo che tempo
prima aveva conosciuto dopo averlo perquisito. A lui, col quale si terrà
costantemente in contatto tramite una mini ricetrasmittente, egli confessa il
suo utopico piano di minare il sistema dall’interno ponendo un libro in casa di
ogni pompiere. Ovviamente non ce la farà perché basterà poco, una semplice
denuncia da parte di Mildred, per far piombare i pompieri dritti davanti a casa
sua. Quando arrivano la donna se ne sta andando. Beatty, che oramai da tempo ha
capito tutto, ordina: sta a Montag e solo a Montag distruggere le pile di libri
trovate in casa sua. Egli perciò prende il lanciafiamme e la prima fiammata va
ai televisori, la seconda alle pareti, la terza ai libri, la quarta allo stesso
Beatty.
“Tu lo dicevi sempre”
commenta poi dopo averlo ucciso “un problema non va affrontato, ma bruciato”
E mentre la guerra e la
distruzione incombono sulla città (ma nessuno lo sa perché ciò che è brutto e
doloroso la gente lo evita) inizia la fuga di Montag (ricercato adesso per
omicidio) verso i boschi dove vivono gli uomini-libro, gente che ha imparato a
memoria un’opera letteraria e che, a chi vuole, la recita. Poco prima che la
città venga rasa al suolo, ai cittadini viene mostrata la sua cattura-
ovviamente falsa per dare un lieto fine agli spettatori, e con gli uomini libro,
Montag inizierà una nuova vita.
Distopie a confronto:
Faherenheit 451 ed il Prigioniero:
Una società felice, un
Grande Villaggio solare dove lontana è la minaccia della guerra ed ogni
sofferenza è apparentemente relegata al passato. I libri fanno pensare e perciò
portano sofferenza, al loro posto le immagini.
“Sei felice?” chiede
Clarisse e Montag ingenuamente, pensando a tutto ciò che ha, alle sue fortune ed
alla sua vita tranquilla, sbaglia risposta non rendendosi conto di essere
effettivamente prigioniero. Bradbury non fa mai i nomi di chi vuole che
la società si orienti in questa direzione, ma ci mostra i mezzi coi quali essa è
controllata, mezzi subdoli che portano all’alienazione, il vero tumore della
società moderna.
Nella figura di Mildred
difatti, i patiti di Erich Fromm come la sottoscritta non avranno faticato a
ritrovare i timori che lo psicologo tedesco esponeva nei “Cosiddetti Sani” cioè
che, se l’uomo è fatto di sensazioni, c’è chi, tramite i mezzi di comunicazione,
sfrutta ampiamente dolore e sentimentalismo al giorno d’oggi così tanto da
creare persone vuote, inclini alla depressione, che possono commuoversi per un
tragico incidente narrato in un film e rimanere pressoché indifferenti ad uno
accaduto sotto casa propria.
Un modo di controllare la
mente dunque simile agli stratagemmi di The General e molto più vicino
alla realtà di quanto si creda. Mildred ne è stata avviluppata, oramai non si
salva più, sta ore a vedere la “Grande famiglia” e non si cura della sua vera
famiglia, non è più una donna, ma un contenitore passivo senza memoria.
Ah, un’altra cosa, pur
non ammettendolo Mildred non è felice per niente. Sono le droghe che prende
(delle quali ogni tanto abusa) che controllano ogni sua sofferenza rendendola
una cittadina modello (uso delle droghe…cittadini modello…un sistema col quale
molte volte il sistema ha cercato di cogliere in fallo l’attento Numero Sei-
vedi Living in Harmony- e quasi c’era riuscito con Montag, se non fosse
stato per…).
Ingenuo Montag ed
ingegnoso il suo piano di minare il sistema dall’interno, seppur un tantino
utopico. Egli compie in un certo senso il processo inverso da quello di Numero
Sei, al principio più incline alla fuga che a ricoprire il ruolo di “tarlo
interno” (il cambiamento avviene all’incirca verso It’s Your Funeral e
Checkmate). L’uno si dimette all’inizio, l’altro, meno ostinato, meno forte
come personalità, ma dotato di una buona dose di tenacia e coraggio, tenta di
resistere fino all’ultimo, quando la fuga diviene poi inevitabile.
Una fuga riuscita. Un
fiasco per il sistema. E questo non deve assolutamente accadere. Ma la gente
crede a tutto ciò che dice la TV, giusto?
Un attore perciò è già
pronto ad interpretare la parte di Montag, la sua cattura e la sua morte così
che la gente abbia il suo lieto fine e possa sfogare in quelle immagini la sua
sete di vendetta. Significativa e da tenere a mente questa conclusione ogni
volta che ci si trova di fronte a chi prende per oro colato certe notizie o a
certi programmi che si autodefiniscono “Culturali”. La gente crede a tutto
quello che dice la TV, giusto?
Poi, se ricordate
Checkmate e la triste ironia della conclusione dell’episodio, converrete con
me (spero) che quella di Bradbury, con la morte di Beatty (il “Numero Due” della
situazione) e la permanenza da parte di Montag dagli uomini-libro, ne è in un
certo senso il negativo. Maggior ottimismo da parte dell’autore americano?
Preferisco pensare che le due conclusioni si compensino.
Ottima la realizzazione
cinematografica di François Truffaut, della quale consiglio caldamente la
visione.
Redazione articolo: Meltea A. G. Keller
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