Attorno al Prigioniero #3: Faherenheit 451 - Ray Bradbury

La carta brucia a 451 Faherenheit, all’incirca corrispondenti a 233 gradi centigradi. Questo è quello che i pompieri hanno scritto in testa nell’elmetto, questo è quello che non devono mai scordare. Pompieri, categoria fondamentale, difensori della giustizia e precisi segugi alla continua caccia di libri poiché da tempo immemorabile il loro compito non è più quello di spegnere gli incendi, ma di appiccarli. Alle opere letterarie. Leggere è vietato.

Guy Montag è un pompiere come tanti altri. compie il suo lavoro con gioia e soddisfazione, forse presto riceverà una promozione. È felicemente sposato, sua moglie, Mildred, come tutte le altre mogli vive attaccata al teleschermo ad interagire con gli attori de “la Grande Famiglia”, (una sit-com televisiva), e con l’auricolare che trasmette le trasmissioni radio continuamente infilata nelle orecchie.

“Cosa fai nei giorni liberi?” gli domanda un giorno Beatty, proprio superiore
“Non molto. falcio il prato” risponde lui
“E se fosse proibito anche questo?”
“lascerei crescere l’erba”
Ecco, questo è Montag.

Sul mezzo di trasporto che lo porta da casa a lavoro però ha notato una ragazza. E l’ha notata non tanto per la sua bellezza (Montag non cerca avventure extra matrimoniali), quanto perché ella ha qualcosa di diverso dalle altre.
Anche lei lo ha notato. Parlano. Si chiama Clarisse.
Diciassette anni, Clarisse, eppure da come parla, da come agisce sembra molto, ma molto più vecchia della moglie. La costringono ad andare dallo psichiatra perché vogliono sapere che cosa faccia lei che passa tanto tempo in casa da sola. “penso” risponde lei, ma a loro la risposta non basta. Curiosa, Clarisse pone domande strane e lo lascia quella giornata, quella del loro primo incontro chiedendogli se ha mai aperto uno dei libri che distrugge. “sei felice?” poi aggiunge mentre Montag meccanicamente risponde di sì.
La curiosità uccide il gatto. Oppure sono le domande, domande che Montag non si era mai posto a spingerlo finalmente ad afferrare uno di quei volumi e nasconderlo in casa.
All’inizio non si rende neanche bene conto di quel che sta facendo. Si alza la notte, quando sua moglie non lo vede, ed apre la prima pagina. David Copperfield di Charles Dickens.
“i libri rendono la gente triste”, “i libri parlano di cose mai esistite”…cose che Montag ha sempre sentito dire e che adesso, adesso che proprio i suoi più grandi nemici (essendo egli pompiere) gli stanno aprendo gli occhi, rifiuta poiché sta sviluppando un amore sempre più grande per la lettura.
“la Grande Famiglia è il tuo mondo, questi sono il mio!” dice alla moglie dopo che una notte lo ha scovato in flagrante. Ella ovviamente non capisce.
Il tempo passa, egli rivede Clarisse due o tre volte, che dopo poco scompare nel nulla, gli altri si rendono conto che di questi tempi in lui c’è decisamente qualcosa che non va. Va ad appiccare incendi e si scorda l’elmetto, il Segugio elettrico lo attacca sempre più spesso. Un mattino pompieri vengono chiamati a carbonizzare i libri della signora Blake, detentrice di una piccola biblioteca clandestina. Coi suoi libri ella decide di morire bruciata viva. Montag non si scorderà tanto facilmente di questo gesto.  Da quel giorno la sua vita cambia radicalmente.
Rendersi conto che in realtà non ama la propria moglie, che ella non può essere sua complice perché dei libri ha paura, che vivono in una società nella quale l’alienazione è tale che anche la memoria dei piccoli fatti personali (come il primo incontro fra marito e moglie) non si ricorda, che nessuno è abituato a ricordare. Rendersi conto che la propria moglie, figlia dell’odierna società, è in realtà una persona vuota, riempita solo di televisione e radio e così le sue amiche, alle quali egli legge un brano struggente sulle spiagge di Dover, che le turba così tanto che le fa piangere mentre lo accusano di essere un “uomo cattivo”. Alienazione, bombardamento di immagini e parole e una guerra che si svolge lontano di cui non si sa assolutamente niente.
“Solo alle altre mogli muoiono i mariti in guerra” afferma una delle amiche di Mildred.
Montag quindi, adesso senza Clarisse, si sente solo e nasce in lui il desiderio di capire quello che legge, perciò la prima persona che gli viene in mente è Faber, un uomo che tempo prima aveva conosciuto dopo averlo perquisito. A lui, col quale si terrà costantemente in contatto tramite una mini ricetrasmittente, egli confessa il suo utopico piano di minare il sistema dall’interno ponendo un libro in casa di ogni pompiere. Ovviamente non ce la farà perché basterà poco, una semplice denuncia da parte di Mildred, per far piombare i pompieri dritti davanti a casa sua. Quando arrivano la donna se ne sta andando. Beatty, che oramai da tempo ha capito tutto, ordina: sta a Montag e solo a Montag distruggere le pile di libri trovate in casa sua. Egli perciò prende il lanciafiamme e la prima fiammata va ai televisori, la seconda alle pareti, la terza ai libri, la quarta allo stesso Beatty.
“Tu lo dicevi sempre” commenta poi dopo averlo ucciso “un problema non va affrontato, ma bruciato”
E mentre la guerra e la distruzione incombono sulla città (ma nessuno lo sa perché ciò che è brutto e doloroso la gente lo evita) inizia la fuga di Montag (ricercato adesso per omicidio) verso i boschi dove vivono gli uomini-libro, gente che ha imparato a memoria un’opera letteraria e che, a chi vuole, la recita. Poco prima che la città venga rasa al suolo, ai cittadini viene mostrata la sua cattura- ovviamente falsa per dare un lieto fine agli spettatori, e con gli uomini libro, Montag inizierà una nuova vita.

Distopie a confronto: Faherenheit 451 ed il Prigioniero:

Una società felice, un Grande Villaggio solare dove lontana è la minaccia della guerra ed ogni sofferenza è apparentemente relegata al passato. I libri fanno pensare e perciò portano sofferenza, al loro posto le immagini.
“Sei felice?” chiede Clarisse e Montag ingenuamente, pensando a tutto ciò che ha, alle sue fortune ed alla sua vita tranquilla, sbaglia risposta non rendendosi conto di essere effettivamente prigioniero. Bradbury non fa mai i nomi di chi vuole che la società si orienti in questa direzione, ma ci mostra i mezzi coi quali essa è controllata, mezzi subdoli che portano all’alienazione, il vero tumore della società moderna. 
Nella figura di Mildred difatti, i patiti di Erich Fromm come la sottoscritta non avranno faticato a ritrovare i timori che lo psicologo tedesco esponeva nei “Cosiddetti Sani” cioè che, se l’uomo è fatto di sensazioni, c’è chi, tramite i mezzi di comunicazione, sfrutta ampiamente dolore e sentimentalismo al giorno d’oggi così tanto da creare persone vuote, inclini alla depressione, che possono commuoversi per un tragico incidente narrato in un film e rimanere pressoché indifferenti ad uno accaduto sotto casa propria.
Un modo di controllare la mente dunque simile agli stratagemmi di The General e molto più vicino alla realtà di quanto si creda. Mildred ne è stata avviluppata, oramai non si salva più, sta ore a vedere la “Grande famiglia” e non si cura della sua vera famiglia, non è più una donna, ma un contenitore passivo senza memoria.
Ah, un’altra cosa, pur non ammettendolo Mildred non è felice per niente. Sono le droghe che prende (delle quali ogni tanto abusa) che controllano ogni sua sofferenza rendendola una cittadina modello (uso delle droghe…cittadini modello…un sistema col quale molte volte il sistema ha cercato di cogliere in fallo l’attento Numero Sei- vedi Living in Harmony- e quasi c’era riuscito con Montag, se non fosse stato per…).
Ingenuo Montag ed ingegnoso il suo piano di minare il sistema dall’interno, seppur un tantino utopico. Egli compie in un certo senso il processo inverso da quello di Numero Sei, al principio più incline alla fuga che a ricoprire il ruolo di “tarlo interno” (il cambiamento avviene all’incirca verso It’s Your Funeral e Checkmate). L’uno si dimette all’inizio, l’altro, meno ostinato, meno forte come personalità, ma dotato di una buona dose di tenacia e coraggio, tenta di resistere fino all’ultimo, quando la fuga diviene poi inevitabile.
Una fuga riuscita. Un fiasco per il sistema. E questo non deve assolutamente accadere. Ma la gente crede a tutto ciò che dice la TV, giusto?
Un attore perciò è già pronto ad interpretare la parte di Montag, la sua cattura e la sua morte così che la gente abbia il suo lieto fine e possa sfogare in quelle immagini la sua sete di vendetta. Significativa e da tenere a mente questa conclusione ogni volta che ci si trova di fronte a chi prende per oro colato certe notizie o a certi programmi che si autodefiniscono “Culturali”. La gente crede a tutto quello che dice la TV, giusto?
Poi, se ricordate Checkmate e la triste ironia della conclusione dell’episodio, converrete con me (spero) che quella di Bradbury, con la morte di Beatty (il “Numero Due” della situazione) e la permanenza da parte di Montag dagli uomini-libro, ne è in un certo senso il negativo. Maggior ottimismo da parte dell’autore americano? Preferisco pensare che le due conclusioni si compensino.
Ottima la realizzazione cinematografica di François Truffaut, della quale consiglio caldamente la visione.

Redazione articolo: Meltea A. G. Keller


 

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